6 mesi di grandi proclama e fanfare, di bugie e cose sottintese o omesse
2 giorni, pochi ma è il tempo che siamo riusciti a ritagliarci
7 le realtà su cui abbiamo posato l’occhio della nostra macchina fotografica
1 la ragione che ci ha spinto fin là: vedere con i nostri occhi
E’ stato un viaggio di sensazioni, di foto rubate al dolore e alla rassegnazione della gente, a volte ci sentivamo invadenti ma la ragione che ci ha portato là ci ha fatto andare avanti.
Una terra mutilata, ferita mortalmente da questo terremoto, una terra tanto bella quanto triste, desolata e desolante.
Silenzio: silenzio nei paesi e nelle città
Tutto è iniziato quel terribile 6 aprile 3.32 am, la terra ha tremato, 5.8 della scala Richter…
Arrivano i primi numeri di sfollati, morti, arrivano i soccorsi, le solite polemiche…
Gli occhi degli italiani sono puntati sull’Abruzzo, sull’organizzazione post-terremoto, sul G8 dirottato velocemente dalla Sardegna all’Aquila, tutti i riflettori sono accesi, il nostro presidente del Consiglio sale su quello che diventerà il suo più grande palcoscenico da quel sei aprile ad oggi.
La televisione continua a parlare di “miracoli”, di New Town, di ricostruzione, rinascita ma qualcosa non ci convince, qualcosa non torna ed ecco il resoconto di quello che non ci torna.
TENDOPOLI
Nonostante le promesse di Mr B. di smantellare TUTTE le tendopoli entro la fine di settembre e nonostante il fatto che alcune tendopoli siano più o meno nascoste, le tende ci sono ancora, appena usciti dall’autostrada le “casupole” azzurre di tela ci accolgono e ci accompagnano per tutto il nostro girovagare.
Le tendopoli sono sempre presidiate da esercito o protezione civile, quindi inaccessibili.
A Tempera le tendopoli sono proprio sulla strada, alcuni striscioni di protesta sono appesi al recinto ma siamo di passaggio e la sensazione è sempre quella di essere intrusi poco graditi.
C.A.S.E.
Le C.A.S.E. non sono pronte, sono invadenti, sono delle strutture che dopo l’emergenza resteranno lì a ricordare i favori sicuramente fatti al costruttore di turno, diventeranno il simbolo dell’assistenzialismo post-emergenza. Non sono pronte e non sono abbastanza per tutti. E’ vero, innegabile che qualcosa è stato fatto ma quel qualcosa è l’ennesimo palcoscenico per il nostro showman.
Tutto questo confermato dal grande show televisivo del 29 settembre, qualche alberello posizionato ad hoc e riprese interne: ma dove erano gli esultanti aquilani che dovevano entrare in quelle case? Ha consegnato 400 appartamenti, almeno un migliaio di persone dovevano essere lì ad esultare ma io tranne le persone intervistate (che ovviamente erano felici, chi non lo sarebbe dopo 6 mesi di tenda?) non ho visto folle esultanti.
L’AQUILA
L’Aquila è deserta, presidiata da Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Esercito. Il corso riaperto è una coltellata nella schiena: dal corso imbragato, ingessato, ferito si scorgono i vicoli laterali, le macerie non ancora rimosse. L’Aquila è una grande e inesplorata zona rossa con qualche sporadico segno di rinascita o forse sarebbe meglio dire di voglia di ricominciare.
L’Aquila distrutta non è solo quella della zona rossa, la cosa che lascia attoniti è la quantità di palazzi fuori dal centro che sembrano essere usciti da un frullatore.
I PAESI
Abbiamo camminato per le strade di Paganica, San Demetrio né Vestini, Camarda, Fonte Cerreto, Castelnuovo, abbiamo visto le macerie di Onna. Realtà molto diverse, i centri storici distrutti, le periferie vuote, Onna un cumulo di macerie con il nuovo paese di casette di legno affianco, Castelnuovo un paese vuoto con un centro civico donato da un comune milanese, San Demetrio un paese con una chiesa distrutta, una larghissima zona rossa e una tendopoli che rimarrà a lungo lontano dagli occhi che non devono vedere. E poi Paganica con la sua chiesa completamente imbragata, legata.
Ma la gente dove è? Dov’è il tessuto sociale di questi paesi? Come si può pensare di disgregare le famiglie in questo modo? Come si può pensare di ricominciare così?
Chi non accetta si arrangia con un camper, un container o le casette di legno che stanno spuntando come funghi.
ATTIVITA’ COMMERCIALI
Qualcuno timidamente riapre, riapre in una città vuota, riapre in un container, riapre sotto un gazebo finché il tempo lo permette.
LA GENTE
La gente non parla, noi cerchiamo di non essere invadenti, già lo siamo molto con la macchina fotografica al collo. I bambini non ci sono, sembrano essersi volatilizzati. Due istantanee: un ragazzino che gioca con il pallone a Castelnuovo mentre caricano un furgoncino per portare via lo stretto necessario e un anziano a Paganica che si lamenta del fatto che ogni giorno fanno la messa in un campo diverso e lui non capisce più dove e quando.
SEGNALI DI PROTESTA
Pochi, sembrano quasi grida senza voce, cartelloni ormai sbiaditi, volantini attaccati alle pensiline degli autobus, qualche striscione ma è difficile protestare, è difficile far sentire la propria voce: c’è chi ha voce più forte e mezzi più potenti, c’è chi è aggregato e chi invece con difficoltà enormi cerca di ri-aggregarsi.
LE GRANDI ASSENTI
Le grandi assenti sono le gru, ci aspettavamo le gru, tante gru, tanti singoli cittadini che curavano le loro case ferite, quelle che con qualche intervento possono tornare ad essere case e a ricostruire quel tessuto sociale che tanto manca. Ci chiediamo come mai ma la risposta sembra semplice, tutte le energie, economiche e non, sono state dirottate sul grande palcoscenico e i cittadini che vogliono ricominciare dal loro orticello sono stati lasciati con tante domande: arriveranno i soldi per la ricostruzione? E se si’, quando? E in che misura?
SEGNALI DI SPERANZA
Qua e là si intravede qualche barlume di speranza: negli esercizi riaperti, nella gente che non vuole lasciare la sua terra, la sua città, nell’orgoglio di questa gente, nella forza rimasta a quei pochi che cercano di oscurare il grande palcoscenico...
nello slogan di una maglietta: “L’Aquila: 6-04-09 3.32 am - Non puo’ crollare una citta’ che sa volare”






